Dispositivo di protezione collettiva (DPC)

Cos’è?

Si definisce Dispositivo di Protezione Collettiva un sistema fruibile da tutti, atto a ridurre o eliminare il pericolo presente in quel determinato ambiente, intervenendo direttamente sulla fonte.

Il Dispositivo di Protezione Collettiva IN UN LABORATORIO è un sistema atto a ridurre o eliminare il rischio d’esposizione del lavoratore e la contaminazione ambientale, intervenendo direttamente sulla fonte inquinante.

Fanno parte dei D.P.C. :
– Cappe da chimica ad espulsione totale.
Le cappe da chimica, generalmente costituite da una cabina chiusa dotata di uno schermo frontale apribile in cui si eseguono manipolazioni e trattamenti che generano una diffusione di vapori tossici, sono uno strumento fondamentale per la protezione in laboratorio dell’operatore dal rischio di inalazione di sostanze chimiche volatili nocive alla salute.
Le cappe da chimica ad estrazione totale, nello specifico, con la loro canalizzazione per aria esausta all’esterno, sono la soluzione più convenzionale e sicura.
Si compongono di una struttura d’arredo a se stante (la cappa) e di un impianto di estrazione d’aria (un motore remoto/esterno e canalizzazione).
In queste cappe, l’aria che entra attraverso l’apertura frontale, ad una velocità che garantisce una depressione sufficiente ad impedire qualsiasi fuoriuscita delle sostanze tossiche utilizzate, rimuove il contaminante presente nella cappa trasportandolo con un flusso d’aria ascendente nella parte superiore della cabina dove la canalizzazione lo accompagna verso il pacchetto filtrante (non sempre previsto), il quale lo neutralizza permettendo l’espulsione dell’aria affinata all’esterno.
La costruzione, l’installazione e la manutenzione di questa famiglia di cappe è definita nella normativa UNI EN 14175.

– Cappe da chimica a ricircolo interno.
Le cappe da chimica, generalmente costituite da una cabina chiusa dotata di uno schermo frontale apribile in cui si eseguono manipolazioni e trattamenti che generano una diffusione di vapori tossici, sono uno strumento fondamentale per la protezione in laboratorio dell’operatore dal rischio di inalazione di sostanze chimiche volatili nocive alla salute.
Le cappe da chimica a ricircolo ambientale o filtrazione molecolare, nello specifico, sono una soluzione tecnica conveniente ove non sia possibile canalizzare all’esterno dell’edificio l’aria trattata.
In queste cappe, l’aria che entra attraverso l’apertura frontale ad una velocità che garantisce una depressione sufficiente ad impedire qualsiasi fuoriuscita delle sostanze tossiche utilizzate, rimuove il contaminante presente nella cappa, trasportandolo con un flusso d’aria ascendente nella parte superiore della cabina, dove passa attraverso un prefiltro (che ha il compito di eliminare dall’aria il particolato) e infine attraverso un filtro a carbone attivato, il quale rimuove il contaminante dal flusso d’aria e ne permette la re-immissione in ambiente.
Sebbene siano una soluzione alternativa al classico impianto d’aspirazione, il sistema aeraulico di contenimento e la capacità di ritenzione dei gruppi filtranti hanno raggiunto livelli di sicurezza tali da garantire prestazioni ottime e, abbinato ad un corretto programma di controlli e manutenzione dei filtri, possono rappresentare una valida alternativa ai sistemi tradizionali in moltissime applicazioni.

– Cabine di sicurezza microbiologica di classe I.
La cappa Biohazard MSC I costruita secondo normativa EN 12469:2000 ha lo scopo di proteggere gli operatori e l’ambiente di lavoro dagli aerosol generati dalla manipolazione di microrganismi potenzialmente pericolosi. In particolare, questa cabina ha il compito di proteggere chi manipola sotto cappa e chi lavora all’interno del laboratorio ma non difende il prodotto da contaminazione.
Da normativa la cappa Biohazard MSC I è : “Una cabina di sicurezza microbiologica con un’apertura frontale attraverso il quale l’operatore può effettuare manipolazioni all’interno della stessa. E’ costruita in modo tale che il lavoratore sia protetto da un flusso d’aria transitante dall’apertura frontale, diretto dall’esterno all’interno, che impedisce la fuga del contaminante generato dentro la cabina, mentre la protezione dell’ambiente è consentita dalla presenza di un filtro Hepa installato nel sistema di scarico”.

– Cabine di sicurezza microbiologica di classe II.
Ampiamente diffuse in tutti i laboratori biologici di ricerca, di analisi e di controllo qualità, le cappe Biohazard (rischio biologico) vengono impiegate per eliminare aerosol di agenti biologici che potrebbero rappresentare un pericolo per l’operatore e per l’ambiente di lavoro.
Il tipo di configurazione più diffusa è sicuramente la MSC di Classe II (secondo normativa UNI EN 12469:2000), poiché rappresenta un ottimo compromesso tra protezione dell’operatore, dell’ambiente di lavoro e del prodotto manipolato al suo interno.
Da normativa, una cappa Biohazard MSCII è: “Una cabina di sicurezza con apertura frontale tramite il quale l’operatore può effettuare manipolazioni all’interno della stessa.
E’ costruita in modo che il lavoratore sia protetto, il rischio di contaminazione del prodotto sia minimo o assente, la cross contamination sia bassa e la fuga di contaminazioni di particelle aeree generate all’interno della cabina sia controllata per mezzo di un appropriato flusso d’aria filtrata sia interna che di scarico.
Il principio di funzionamento è dunque vincolato da questa norma tecnica e, come si può notare dal disegno, segue parametri ben definiti.
L’aria spinta in pressione nel plenum dal motoventilatore principale attraversa il filtro assoluto (Hepa che garantisce un’efficienza di filtrazione del 99,995%) e scende in flusso unidirezionale nella camera di lavoro. Da qui attraverso il piano, dopo la miscela con l’aria esterna che penetra nella cabina dall’apertura frontale, viene aspirata in un canale di ripresa posteriore all’area di lavoro. Parte dell’aria (circa il 30%) viene espulsa attraverso il relativo filtro Hepa di espulsione.
Quest’aria espulsa, ripresa frontalmente, genera una barriera che garantisce la protezione dell’operatore e dell’ambiente dal materiale manipolato nella zona di lavoro.

– Cabine di sicurezza microbiologica di classe III.
Le cabine di sicurezza microbiologica costruite secondo normativa EN 12469:2000 hanno lo scopo di proteggere gli utenti e l’ambiente dagli aerosol derivanti dalla manipolazione di microrganismi potenzialmente pericolosi, in particolare, la cappa Biohazard MSC III ha il compito di proteggere l’ambiente di lavoro, il prodotto manipolato al suo interno e l’operatore tramite una barriera fisica.
Da normativa una MSC III è: “Una cabina di sicurezza microbiologica con l’area di lavoro completamente chiusa che mantiene separato l’operatore dalla zona di lavoro tramite una barriera fisica (guanti meccanicamente collegati alla cappa). L’aria esterna viene continuamente richiesta e filtrata in ingresso e l’aria d’espulsione viene trattata per contenere o annullare il rilascio di microrganismi in ambiente”.
Il principio di funzionamento è dunque vincolato da questa norma tecnica e, come si può notare dal disegno, segue parametri ben definiti.
L’aria esterna viene immessa nella struttura tramite un filtro Hepa posto in testa alla cappa. Da qui, dopo esser stata filtrata, viene convogliata in un plenum dove il motoventilatore principale la preleva e la dona al filtro Hepa di mandata che, a seguito di un trattamento, la immette laminarmente sul piano di lavoro, consentendo all’operatore la protezione del prodotto in ambiente sterile.
Tramite griglie di ripresa dell’aria site ai margini del piano di lavoro, viene aspirata in un canale posteriore. Parte dell’aria viene espulsa attraverso il relativo filtro Hepa di espulsione, mentre un’altra parte viene ricircolata.
Il motoventilatore posto a valle del filtro di espulsione garantisce la pressione negativa all’interno della cabina.
La filtrazione Hepa dei flussi d’aria in ingresso e in espulsione assicura la sterilità della zona di lavoro per il prodotto e garantisce al contempo la sicurezza dell’ambiente.

– Armadi aspirati.
L’armadio di sicurezza aspirato è concepito ed utilizzato per lo stoccaggio di prodotti chimici nocivi nei laboratori come previsto nella normativa UNI14470.
Il ventilatore, posto nella parte superiore dell’armadio di sicurezza, recupera l’aria dall’ambiente tramite griglie d’aerazione site sul portellone d’apertura, creando una depressione nel vano di deposito. Le molecole nocive e i cattivi odori saranno quindi attratti verso il sistema di filtrazione, che affinerà l’aria e ne permetterà la corretta espulsione in ambiente esterno.
Si fa notare che in commercio esistono anche modelli con espulsione a ricircolo ambientale, dove le molecole nocive e i cattivi odori sono trattenuti dal filtro molecolare e l’aria espulsa, priva di qualsiasi agente inquinante, viene re-immessa nel locale; e modelli ad estrazione totale senza filtrazione, dove le molecole nocive e i cattivi odori vengono espulsi tramite il sistema di canalizzazione nell’ambiente esterno.

– Banchi aspirati.
Progettato per creare postazioni di lavoro in cui è garantita un’alta aspirazione verso il basso, è un banco collegato ad un motore remoto che crea una forte depressione direttamente dal sotto piano.
Questo flusso d’aria preleva gli inquinanti direttamente dal piano di lavoro (es. fumi pesanti) e li convoglia verso un sistema di filtrazione o direttamente all’esterno.

– Aspiratori localizzati.
Progettato per creare su banchi di lavoro postazioni in cui è garantita un’alta aspirazione puntuale, è un aspiratore snodato collegato ad un motore remoto che crea una depressione in un determinato e circoscritto punto.
Questa depressione preleva gli inquinanti direttamente dal punto di lavoro (es. fumi di saldatura) e li convoglia verso un sistema di filtrazione o direttamente all’esterno. Grazie alla sua grande mobilità, che ne permette un posizionamento molto semplice, si trova sempre più spesso nei laboratori di chimica, elettronica o meccanica.

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