Cappa Biohazard Classe III – MSC III

Cos’è?

Le cabine di sicurezza microbiologica costruite secondo normativa EN 12469:2000 hanno lo scopo di proteggere gli utenti e l’ambiente dagli aerosol derivanti dalla manipolazione di microrganismi potenzialmente pericolosi, in particolare, la cappa Biohazard MSC III ha il compito di proteggere l’ambiente di lavoro, il prodotto manipolato al suo interno e l’operatore tramite una barriera fisica.
Da normativa una MSC III è: “Una cabina di sicurezza microbiologica con l’area di lavoro completamente chiusa che mantiene separato l’operatore dalla zona di lavoro tramite una barriera fisica (guanti meccanicamente collegati alla cappa). L’aria esterna viene continuamente richiesta e filtrata in ingresso e l’aria d’espulsione viene trattata per contenere o annullare il rilascio di microrganismi in ambiente”.
Il principio di funzionamento è dunque vincolato da questa norma tecnica e, come si può notare dal disegno, segue parametri ben definiti.
L’aria esterna viene immessa nella struttura tramite un filtro Hepa posto in testa alla cappa. Da qui, dopo esser stata filtrata, viene convogliata in un plenum dove il motoventilatore principale la preleva e la dona al filtro Hepa di mandata che, a seguito di un trattamento, la immette laminarmente sul piano di lavoro, consentendo all’operatore la protezione del prodotto in ambiente sterile.
Tramite griglie di ripresa dell’aria site ai margini del piano di lavoro, viene aspirata in un canale posteriore. Parte dell’aria viene espulsa attraverso il relativo filtro Hepa di espulsione, mentre un’altra parte viene ricircolata.
Il motoventilatore posto a valle del filtro di espulsione garantisce la pressione negativa all’interno della cabina.
La filtrazione Hepa dei flussi d’aria in ingresso e in espulsione assicura la sterilità della zona di lavoro per il prodotto e garantisce al contempo la sicurezza dell’ambiente.

Manutenzione ordinaria? Quando e perché.

La manutenzione ordinaria su un dispositivo di protezione collettiva è fondamentale per garantire la salute dell’operatore e dei fruitori del laboratorio.
Il Decreto legge 81/08, nell’Articolo 71, obbliga il datore di lavoro a provvedere alla manutenzione periodica dei DPC al fine di garantire nel tempo la permanenza dei requisiti di sicurezza ma lascia alla sensibilità dell’RSPP e/o del datore di lavoro di definirne la cadenza.
La normativa cogente UNI EN 12469 consiglia anch’essa di intervenire ad “intervalli regolari o come determinato dalle autorità di regolamentazione” mentre i produttori di cabine, obbligati ad indicare nella documentazione tecnica la periodicità degli interventi di manutenzione ordinaria, si dividono in due scuole di pensiero: chi consiglia verifiche semestrali e chi verifiche annuali.

NON ESISTE UNA VERITA’ ASSOLUTA.

Bisogna valutare,caso per caso,cappa per cappa, diversi aspetti,quali:

– mole di utilizzo della cabina;
– attività svolte sotto la medesima;
– corretto utilizzo dell’operatore;
– stato di usura degli organi meccanici;
– progressivo intasamento del pacchetto filtrante;
– presenza/frequenza di eventuali allarmi.

Anni di esperienza sul campo, però, ci portano a consigliarvi per questa tipologia di eseguire una manutenzione semestrale, così da tenere continuamente monitorato il percorso di vita della cabina e della componentistica interna senza lasciare nulla al caso.

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