Un collega che cammina alle spalle di un operatore che sta utilizzandouna cappa chimica o una cabina biohazard potrebbe compromettere la sua sicurezza e quella dell’intero laboratorio. Ecco a cosa bisogna prestare attenzione.

Rischio turbolenze e fuoriuscita del materiale

Tra le nostre linee guida per garantire la sicurezza dei lavoratori c’è quella di cercare di lavorare muovendosi all’interno del laboratorio prestando la massima cautela. Il passaggio di un collega alle spalle di un operatore che sta utilizzando una cappa chimica o una cabina biohazard è un gesto talmente naturale e quotidiano da passare quasi inosservato. Non tutti sanno però che questo può causare correnti e spostamenti d’aria che disturbano l’efficacia della barriera frontale portando un pericolo di fuoriuscita di materiale manipolato sotto cappa tale da compromettere la sicurezza dell’utilizzatore e dell’intero laboratorio.

Cos’è una cappa chimica

Una cappa chimica si può descrivere come una struttura che delimita un piano di lavoro all’interno del quale è possibile eseguire manipolazioni e trattamenti che generano una diffusione di vapori tossici con la sicurezza di esser protetti grazie al principio del contenimento.

Che cos’è una cabina biohazard

La cabina biohazard è impiegata per eliminare aerosol di agenti biologici che potrebbero rappresentare un pericolo per l’operatore e per l’ambiente di lavoro. Esistono 3 tipologie di cabine biohazard. MSCI, costruita per proteggere l’operatore e l’ambiente di lavoro ma non il prodotto manipolato al suo interno. MSC II, studiata in modo che il lavoratore sia protetto, il rischio di contaminazione del prodotto sia minimo o assente, la cross contamination sia bassa e la fuga di contaminazioni di particelle aeree generate all’interno della cabina sia controllata per mezzo di un appropriato flusso d’aria filtrata sia interna che di scarico. MSC III, creata per proteggere l’operatore tramite una barriera fisica, l’ambiente di lavoro e il prodotto manipolato al suo interno.

Che cos’è il contenimento

Si dice che una cappa ha contenimento quando tutti i vapori tossici generati da manipolazioni e trattamenti effettuati all’interno di essa vengono contenuti della cappa garantendo la protezione dell’utilizzatore e delle persone presenti nel laboratorio.
Spesso però si pensa che “basta che la cappa tira ed io sono protetto”, oppure “la mia cappa è certificata quindi va bene”. Non è così, non tutte le cappe chimiche hanno contenimento!

Le varianti da calcolare

Questo avviene perché ci sono diverse varianti da calcolare, come ad esempio la velocità frontale del flusso dell’aria. Non basta infatti un flusso alto per esser protetti: un flusso molto alto spesso porta turbolenze e fuoriuscita di materiale che va ad investire l’operatore, annullando l’efficacia della cappa. Bisogna stare attenti anche alle correnti d’aria tangenti alla barriera frontale. Una corrente d’aria tangente alla barriera frontale della cappa di 0,2 m/s, simulabile con il passaggio di un operatore a circa 1 metro, oppure simulabile con l’aria del climatizzatore puntata sull’apertura frontale, può creare turbolenze e fuoriuscita di materiale che va ad investire l’operatore. Infine state attenti all’ambiente di installazione della cappa: una cappa con un flusso potenzialmente adeguato, installata in un ambiente non conforme mette in pericolo gli operatori.

Ecco perché la normativa UNI EN 14175 raccomanda sempre di testare il contenimento della cappa nel luogo d’installazione, per avere la certezza che l’utilizzatore e le persone presenti nel lavoratorio siano sempre protetti!

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