Le cappe biologiche da laboratorio NON sono un dispositivo di protezione collettiva (DPC) e NON impediscono la diffusione di materiale biologico potenzialmente pericoloso.

Omicron Italia vi porta a conoscenza dell’utilizzo delle cappe biologiche da laboratorio, essenziali per la protezione del prodotto ma inefficaci nella difesa dell’operatore e dell’ambiente circostante da parte di agenti biologici.
Ecco qualche informazione in merito.

Cappe biologiche da laboratorio

Partiamo dal principio. Che cos’è una cappa biologica da laboratorio?
Conosciuta anche come cappa a flusso laminare, è una cabina che crea al suo interno un ambiente sterile nel quale è possibile svolgere manipolazioni con la garanzia che il prodotto sia protetto da agenti inquinanti derivanti dall’esterno. Queste cappe si distinguono in due grandi famiglie: la cappa a flusso laminare orizzontale, con flusso d’aria che arriva frontalmente all’operatore e la cappa a flusso laminare verticale, con flusso dell’aria discendente sul piano di lavoro.

Piano di manutenzione preventiva

Le cappe a flusso laminare, per quanto possano sembrare strutture elementari, sono apparati fondamentali per la protezione del prodotto che richiede sterilità.
Queste vengono costruite per mantenere un grado di pulizia dell’aria molto alto, classificabile secondo la normativa UNI EN 14644.
I produttori di questa tipologia di cappe sono obbligati ad indicare nella documentazione tecnica la periodicità degli interventi di manutenzione ordinaria e si dividono in due scuole di pensiero: chi consiglia verifiche semestrali e chi verifiche annuali.

Quando è stata l’ultima volta che avete validato la vostra cappa? Contattate Omicron per richiedere maggiori informazioni sulle cappe biologiche da laboratorio!

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