Le cappe biohazard, o cabine di sicurezza microbiologica, sono da considerarsi dei Dispositivi di Protezione Collettiva (DPC), impiegate per eliminare aerosol di agenti biologici che potrebbero rappresentare un pericolo per l’operatore e per l’ambiente di lavoro circostante. In questa breve guida vi dimostreremo come tanti gesti spontanei e naturali, quotidianamente effettuati in laboratorio, rischiano di mettere in pericolo la vostra salute. 

Cappe biohazard, tipologie e modalità di utilizzo

Le cappe biohazard sono state concepite per operare con agenti biologici patogeni e dunque presentano caratteristiche di affidabilità, pulibilità e decontaminazione tali da limitare il rischio biologico. L’efficienza di una cappa biohazard è determinata da diversi fattori: tra i principali ricordiamo la tipologia della cappa, le relative dimensioni e il contesto in cui viene inserita, la modalità in cui viene utilizzata dal personale del laboratorio e la relativa manutenzione. Esistono dunque tre tipologie di cappe biohazard. MSCI, costruita per proteggere l’operatore e l’ambiente di lavoro ma non il prodotto manipolato al suo interno. MSC II, studiata in modo che il lavoratore sia protetto, il rischio di contaminazione del prodotto sia minimo o assente, la cross contamination sia bassa e la fuga di contaminazioni di particelle aeree generate all’interno della cabina sia controllata per mezzo di un appropriato flusso d’aria filtrata sia interna che di scarico. MSC III, creata per proteggere l’operatore tramite una barriera fisica, l’ambiente di lavoro e il prodotto manipolato al suo interno.

Cappe biohazard, alcuni tra gli più comuni errori da evitare

La lampada germicida UVC viene utilizzata all’interno della cappe biohazard, in quanto la sua luce agisce sul DNA, portando all’inattivazione della cellula. Questa lampada è molto pericolosa per il lavoratore: la prolungata esposizione alla sua luce può causare scottature e con il tempo il cancro della pelle, oltre a produrre infiammazioni alla cornea dell’occhio estremamente dolorose. Per questa ragione le cappe che ospitano questa lampada sono attentamente schermate contro la visione diretta, la riflessione e la dispersione. Un secondo errore comune riguarda il posizionamento di strumenti ingombranti sul piano di lavoro, che possono ostacolare il corretto percorso del flusso laminare verticale, causando una riduzione dell’efficacia della barriera frontale e di conseguenza apportando pericolo alla salute del lavoratore e al laboratorio. Discorso analogo per il posizionamento di uno o più fogli di carta o strumenti appoggiati sulla griglia di ripresa ad aria frontale. Infine, eseguire operazioni di pulizia su una cabina biologica con i motoventilatori accesi è molto pericoloso per l’operatività della cappa e dei suoi motori, poiché potrebbe succedere che durante questa attività, la forte aspirazione risucchi il panno carta dalle mani dell’operatore e lo porti all’interno del motoventilatore che, sbilanciato, comincerà a girare male e fare rumore. In questo caso la cappa, fino all’intervento tecnico di pulizia, sarà bloccata e inutilizzabile.

Chiaramente abbiamo preso in analisi solo alcuni degli errori che solitamente si compiono quando si utilizzano le cappe biohazard in laboratorio: nei successivi blog approfondiremo altre azioni da evitare al fine di tutelare la salute dei lavoratori.

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