Rischio chimico

Cos’è?

Si definisce RISCHIO CHIMICO l’insieme dei pericoli per la Sicurezza e la Salute connessi alla presenza di “agenti chimici pericolosi”.
Il RISCHIO CHIMICO IN UN LABORATORIO è riconducibile all’insieme dei rischi per la SALUTE(esposizioni a sostanze tossiche e/o nocive che, se assorbite, portano alla compromissione dell’equilibrio biologico – intossicazione o malattie professionali) e la SICUREZZA (incendio, esplosioni, contatto con sostanze aggressive e/o corrosive, ustioni chimiche, corrosione di materiali e degrado di impianti, ecc.), connessi alla presenza, manipolazione o utilizzo nell’ambito dello svolgimento delle lavorazioni, di “agenti chimici pericolosi”.

Valutazione del rischio

La tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori si attua mediante principi di prevenzione riguardanti la conservazione, la manipolazione, lo smaltimento dei preparati pericolosi e le modalità di intervento in caso d’incidente. Perché le operazioni suddette siano svolte in modo corretto occorre che chiunque abbia a che fare con preparati pericolosi disponga di informazioni chiare e complete.
Per qualsiasi attività che comporti la presenza di agenti cancerogeni o mutageni nell’ambiente di lavoro si deve effettuare una valutazione del rischio espositivo basandosi su una serie di fattori quali:

– le caratteristiche chimico-fisiche (stato di aggregazione, tensione di vapore, punto di ebollizione, granulometria, ecc.);
– la temperatura alla quale la sostanza viene impiegata nella reazione chimica;
– il modo in cui viene utilizzata (ciclo chiuso, sotto cappa avente velocità facciale dell’aria adeguata e controllata, ecc.);
– la quantità;
– la concentrazione;
– la durata delle operazioni;
– la frequenza di esecuzione delle operazioni;
– le vie di assorbimento;
– la capacità delle stesse sostanze pericolose di penetrare nell’organismo per le diverse vie di assorbimento, anche in relazione al loro stato di aggregazione e, qualora allo stato solido, se in massa compatta o in scaglie o in forma polverulenta e se o meno contenute in una matrice solida e non polverulenta che ne riduce o ne impedisce la dispersione.

Classificazione

Le caratteristiche di pericolosità delle sostanze sono rappresentate mediante un pittogramma nero su sfondo arancio, un simbolo letterale e l’indicazione per esteso della categoria di pericolosità.

Particolare attenzione va posto a materie quali :

– Sostanze sensibilizzanti, le quali non possiedono un pittogramma apposito, ma vengono rappresentate con quelli delle sostanze “nocive” ed “irritanti” e con le relative “frasi di rischio” (frasi “R”);
– Sostanze cancerogene (composti che, per azione protratta nell’organismo umano, possono determinare neoplasie, nei soggetti esposti, anche a distanza di anni dal momento della cessazione dell’esposizione stessa) le quali non possiedono un pittogramma apposito ma vengono rappresentate con quelli delle sostanze “nocive” e “tossiche” e con le “frasi di rischio” R45 e R49;
– Sostanze mutagene e teratogene ( sostanze che possono indurre mutazioni nelle cellule viventi, dove con il termine mutazione si intende che una cellula non ha più la stessa composizione genetica delle altre cellule dell’organismo), le quali non possiedono un pittogramma apposito ma vengono rappresentate con quelli delle sostanze “nocive” e “tossiche” e con le relative “frasi di rischio”.

Manipolazione di sostanze chimiche

Tutte le operazioni con prodotti cancerogeni o mutageni devono avvenire sotto cappa: è quindi fondamentale che queste siano progettate per impedire qualsiasi fuoriuscita delle sostanze, rimuovere il contaminante presente e proteggere l’operatore tramite un flusso d’aria ascendente che crea pressione negativa all’interno della zona di lavoro.
Sono senz’altro consigliate per queste lavorazioni CAPPE CHIMICHE ad espulsione totale (costruite secondo UNI EN 14175), oppure, ove non fosse possibile installarle, CAPPE CHIMICHE a ricircolo (costruite secondo AFNOR NF X15-211).